Transbord
Cosa definisce se siamo uomini o donne? Chi decide? Dovremmo scegliere solo tra queste due opzioni? Il teatro, lo spazio della maschera, è probabilmente lo spazio migliore in cui alcune di queste domande possono essere poste e trovare una risposta.
Con un testo diretto, Portell mira ad affrontare un argomento tabù nella nostra sfera culturale come la transessualità, e lo fa da una prospettiva semplice e pulita: dall’inizio.
La transizione di genere di un giovane diventa un labirinto personale, sociale e burocratico. Un’opera vitale, a favore della gioia di vivere, a favore delle seconde possibilità, a favore dei bei ricordi e quelli da costruire, che denuncia l’ipocrisia e il sessismo nella nostra società.
Sebastià Portell consegna, con “Transbord”, un’opera militante e didattica, ma anche poetica e piena di umorismo. Militante, perché il suo protagonista, Paolo (Paul nel testo originale, nome-debito al filosofo Preciado), è ferocemente contrario alla patologizzazione delle persone trans, anche se questa resistenza ha per lui un alto costo personale. Didascalico, perché sono ancora tante le persone che si interrogano con perplessità sulla “necessità” di cambiare genere e sui motivi per cui sempre più giovani decidono di fare questo passaggio.